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Note dell'autore
Ho scritto i Brocon e a guera per divertire. È la prima ragione che mi spinge a inventare delle storie. È bello sentire il pubblico che ride (magari tra le lacrime). Mi fa sentire meno solo.
Le mie storie attingono dalla Storia. La prima guerra mondiale è stata un evento tragico che ha sconvolto l’Europa, in particolare il Veneto. Dopo Caporetto, il Montello è venuto a trovarsi in prima linea: di qua del Piave gli alleati (Italiani, Francesi, Inglesi, Americani), di là gli Austro-Tedeschi.
Però alla grande Storia (le battaglie, la politica, che rimane sullo sfondo) prediligo la piccola storia, quella quotidiana. Mi interessano i dolori e le fatiche di chi, tra gli squilli di tromba e lo scoppio delle granate, cerca di tirare avanti.
I Brocon e a guera è scritto in dialetto e in italiano. (I Veneti sono da secoli bilingui). Fra le due lingue c’è un continuo scontro, reso tragicomico dai continui equivoci... L’italiano è la lingua dello Stato, dell’Esercito, della Burocrazia, di chi ha il Potere. Il dialetto è la lingua dei poveri cristi, dei soldati che muoiono e ricevono in premio una medaglia, dei contadini che subiscono con rassegnazione le requisizioni, i vandalismi, le decisioni del Comune e del Comando.
Un personaggio, Guido, il figlio reduce e decorato, ha una cultura (sa a memoria tutti santi del lunario) che affascina i suoi compaesani. Egli inoltre si è impadronito della lingua della classe dirigente. Per questo trova legittimo aspirare a diventare bidello. La sua padronanza dell’italiano è tuttavia piuttosto approssimativa e ha effetti esilaranti. L’italiano burocratese diventa per lui uno strumento di omologazione non alla società dei consumi (di pasoliniana memoria) ma al fascismo al quale pur non aderisce e che anzi lo inganna.
I Brocon e a guera mette in risalto che la guerra, al di là delle buone intenzioni (quante guerre si fanno in nome di solenni ideali, anche oggi!) è sempre una sconfitta per l’uomo. I soldati, anche quelli amici che dovrebbero difenderti e proteggerti, spesso sono i violenti, ladri e puttanieri.
I Brocon e a guera è contro la retorica, quella che usa le parole gonfie, che snatura la realtà e si cristallizza nelle lapidi, nei monumenti e in tanti falsi discorsi celebrativi.
I Broncon e a guera è la mia prima commedia. Tutti i temi in essa contenuti li ho sviluppati in tante altre commedie scritte negli ultimi venti anni. L’ho scritta pensando a mia madre che aveva fatto la terza elementare e che dei fatti raccontati, in parte, è stata testimone. Anche mia madre amava il teatro che fa ridere. E un poco pensare.
Aldo Durante

Personaggi ed interpreti
Broccon Giuseppe, contadino - Valerio Milan o Gustavo Bettiol
Broccon Caterina, moglie di Giuseppe - Dianella Lucato o Angela Paone
Broccon Guido, figlio di Giuseppe e di Caterina - Franco Merolli
Broccon Rosa, moglie di Renzo e poi di Guido - Elena Calò o Mariapia Scattareggia
Tecla, quarant’anni, baraccata - Silvia Trentin
Romeo, baraccato - Andrea Dotto
Angin, cursore comunale - Andrea Guarnaccia
Un Capitano (Colonnello nel 2° atto) - Giuseppe Ceccon
Il Sindaco, poi Commissario, infine Podestà - Gianni Eduati
Voce fuori campo - Gianfranco Sportelli
Regia: Renzo Santolin
Scenografie: Valerio Milan e Renzo Santolin Audio e video: Renzo Santolin e Gianni Eduati
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